I miei      viaggi    

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Canarie e Marocco in crociera

 

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Operazione sorriso, ovvero viaggio alpino in Russia col camper

Pamplona e la corsa dei tori

Vietnam - Laos - Cambogia

 

Ventitre giorni in Sud America,dalle Coste del Pacifico alla cordigliera Andina.

Quanto basta per ritornare con un bagaglio di ricordi, di esperienze affascinanti.

 

 

1° Giorno - Italia - Perù

Partenza dall'aeroporto di Roma - Fiumicino alle ore 13 circa di venerdì 19 febbraio 1999. Il volo Roma - New York dura circa 9 ore, ma per effetto del fuso orario quando atterriamo sono le quattro del pomeriggio. Dopo 2 ore nuovo volo New York - Atlanta, sempre con la compagnia DELTA AIR. Arrivo alle 19.45, poi cinque ore di attesa per il volo successivo Atlanta -Lima, di sei ore e mezza. Abbiamo volato per complessive 17 ore e mezzo oltre a sette di attesa. A Lima sono le otto del mattino di sabato 20 febbraio.

 

 

2° giorno - Lima

All'aereoporto siamo attesi dal corrispondente di "Avv. nel mondo", Hugo, che ci porta in pulmino all'hotel SAVOY. Un attimo di assestamento e alle 10 siamo pronti per un breve giro a Lima centro. Plaza de Armas - Chiesa di S. Francisco - Il convento con le catacombe annesse - Poi con il pulman giro fuori dal centro storico, fino al MUSEO DE ORO, nel quartiere sud di Monterrico: collezioni di gioielli e oggetti vari d'oro, nonchè ceramiche e tante, tante belle mummie. Lima è città di otto milioni di persone che si estende ben oltre il centro , con quartieri autogovernati, alcuni miserabili, altri ben prosperi ed eleganti come il quartiere MIRAFLORES. Si fanno quattro passi sulle spiaggie del quartiere sotto un discreto sole. Il cambio è di 3,38 soles per un dollaro ( un sol = circa 500 lire ) Si ritorna in albergo, poi si va al ristorante ( bar Cardano 9 ed infine a letto, perchè un pò stanchini

 

 

3° giorno - Le isole Ballestas

Partenza per le isole BallestasSi parte alle 6,45 con Hugo e martin sul comodo pulmino in direzione sud. Percorriamo la panamericana, costeggiando il mare, con paesaggi vari, dalle baraccopoli alle spiaggie con qualche bagnante, da tratti di deserto sassoso a oasi di verde con qualche campo coltivato. Si arriva al molo di PISCO alle 10 circa per imbarcarsi sui motoscafi che ci porteranno alle isole. Giornata di sole pieno. Il molo è come una località turistica, con gente in costume che prende il sole o fa il bagno. ci sono bancarelle, chioschi e ristorantini; indossiamo il salvagente e partiamo. Prima tappa la penisola di fronte, dove ci mostrano una anteprima delle linee di Nazca. il CANDELABRO. poi via in mare aperto. Si è alzata un pò di foschia. Arriviamo alle isole dopo circa 15 minuti e le vediamo all'ultimo momento, coperte di GUANO di colore bianco, con centinaia di uccelli di vario genere, appollaiati sugli scogli. In una caverna troviamo il primo gruppo di foche ( o leoni di mare ) che poi incontriamo un pò ovunque, stesi sugli scogli a prendere il sole o a nuotare qua e là. Sono tutte femmine e la differenza la capiamo più avanti quando vediamo il primo esemplare di leone marino: enorme e tutto nero. C'è un grande scoglio pieno di pinguini: sono una razza particolare, molto piccoli, stanno in piedi, immobili, con le ali aperte: sembrano finti. Continuiamo a girare fra le isole per mezz'ora circa poi si ritorna al molo ( $ 10)  E' passato mezzogiorno, c'è il sole, ci rifocilliamo presso un chiosco, poi continuiamo la visita al PARCO DI PARACAS. Zona brulla e impervia; ad un certo punto troviamo una scritta: CATEDRAL. Non sappiamo cosa sia , non è riportata sulla guida. Comunque scendiamo al mare, facciamo una piacevole passeggiata sulla spiaggia ed arriviamo ad una caverna aperta ai due lati; la parte che da sul mare ha due formazioni roccioseche ricordano la volta di una cattedrale. La rivediamo anche dall'alto. Scopriamo a questo punto che siamo belli rossi e scottati.Sono le 14,30 e ripartiamo alla volta di Nazca. Il paesaggio non cambia di molto, successione di pietraie con macchie di verde e baraccopoli. Giungiamo a ICA alle 16 circa e facciamo sosta a HUACACHINA. E' un'oasi abbastanza grande, con un bel laghetto al centro, circondata da alte dune dove i ragazzini fanno surf sulla sabbia. E' domenica e il posto brulica di peruviani anche se ogni tanto arriva uno scroscio d'acqua. Giretto simpatico fra le palme. si riparte in salita con brutta strada tra le montagne pietrose con gallerie molto strette. Arrivo a nazca in serata e alloggiamento all'hostal Presidente, con camere doppie (è chiuso, apre apposta per noi ) In paese al ristorante El grieco, giusto il tempo per un giretto in piazza, poi tutti a letto.

 

 

4° giorno - Nazca

Aereoporto di NazcaPartenza alle 8,30 per l'aereoporto : compagnia di volo AEREOCONDOR.   Ci dividono in tre gruppi per salire sul chesna.Salgo sul secondo con Matteo e Simonetta. eccoci sul famoso altopiano di NAZCA che sorvoliamo ad una altezza di circa 200m. L'aereo si inclina prima da una parte poi dall'altra per permetterci di scattare fotografie ( prima la balena, poi l'astronauta sulla roccia, poi la scimmia, il colibrì, ecc. ecc. ) A qualcuno le virate danno un pò fastidio. In aereoporto conosciamo un ragazzo italiano che fa il pilota in Perù per sommare ore di volo. Soddisfatti torniamo in albergo, cerchiamo i bagagli e dopo una visitina ad una officina di cercatori d'oro e presso un artigiano di ceramiche, ripartiamo. Tappa successiva a 20 Km da Nazca , il sito archeologico CHAUCHILLA conosciuto anche come  IL CIMITERO DELLE MUMMIE. Allegria! In un vasto tratto di deserto roccioso hanno rinvenuto tombe che contenevano mummie in posizione fetale, vestite ed adornate con oggetti vari.Tutto intorno ossa e garze da mummificazione sparse al vento. Lasciamo definitivamente la zona di Nazca alle 13 circa, riprendendo la panamericana in direzione sud, superiamo l'altopiano, con scenari lunari e colori marrone-grigio-nero. Vegetazione zero. Raggiunto il mare, lo costeggiamo per un bel pò,con due soste: la prima in località Sacaco ( la laguna secca ) per visitare i resti calcificati di un grosso cetaceo.; la seconda al piccolo porticciolo di Chala per mangiucchiare qualcosa e guardare i bambini giocare a pallavolo e fare il bagno. Il viaggio continua piuttosto noioso fino a CAMANA' , dove passeremo la notte all'hotel Plaza.

 

 

5° giorno - Arequipa

Arequipe - la cattedraleDormito bene, buon risveglio, giornata di sole.Sulla piazzetta sottostante c'è la fila per le visite inps ( che qui si chiama ipss 9 Alle 8,30 ripartiamo. Lasciamo il mare e ci dirigiamo all'interno; ogni tanto appare una vallata fertilissima, con coltivazioni e vacche al pascolo. Ci vogliono 3 ore per raggiungere Arequipa, la seconda città dello Stato; la ciudad bianca ( per la gente che in maggior parte è bianca o mestiza e per il colore delle pietre con cui è costruita ). Città moderna, pulita, piacevole. Si cambiano soldi , si va va all'hostal CASA DEL MELGAR alberghetto con qualche presunzione di nobiltà. E' passato da poco mezzogiorno. Il giro della città parte da Plaza de Armas e non è difficile perchè le strade sono tutte parallele fra loro.Spuntino in un ristorante italiano ( ma solo di nome ) poi visita di chiese, mentre comincia a piovere. La visita è dirottata sui negozi e centri commerciali ( sotto i portici della piazza ) . Piove per tutto il pomeriggio e fa freddo, un freddo umido. La sera si cena al Bonanza. All'uscita sono le 22 e Arequipa è già una città morta.

 

 

 

 

6° giorno - Chivay

La strada per ChivayDormito poco e male a causa del freddo e dell'umidità, nonchè del casino che alcuni operai fanno alle 5 di mattina. ha smesso di piovere e per noi è in programma una escuersione di due giorni nella valle del Colca. Partiamo con un pulmino di una agenzia e con una guida molto carina di nome Flor. Appena fuori città si alza una nebbia maligna. Ci avvisano che saliremo a quota 4800 m. e che possiamo fare uso di COCA cioè masticare foglie di coca per vincere eventuali problemi di altitudine, così alla prima sosta tutti facciamo scorta della preziosa fogliolina. Arequipa è dominata da tre vulcani, il Pichu Picchu, il Chachani, il Misti, la nostra strada dal fondo pessimo, pieno di buche si sale lungo le pendici di quest'ultimo che lo vediamo sulla destra salendo a nord; non c'è più nebbia. Tra i 3500 e i 4000 su un altipiano ricoperto di magra vegetazione incontriamo due esemplari di vigogna. Poco più avanti una laguna di altura con qualche fenicottero rosa. A quota 4200 facciamo una sosta presso una specie di rifugio dove la guida offre a tutti una bella tisana di coca ( mate de coca ). Fa tutto parte del pacchetto turistico, come l'alpaca che mangia dalle mani della gente per la gioia nostra e degli altri turisti presenti. Un'altra mezzoretta e siamo al valico a quota 4800, punto panoramico sui vulcani circostanti nascosti tra le nuvole. Scendiamo un attimo per saggiare le forze, un leggero giramento di testa per alcuni, ma niente di più. Ora si scende verso il villaggio di CHIVAY, dove ci aspettano all'hostal Colca. Alberghetto discreto; un pò di riposo.Alle 16 dobbiamo accompagnare Marjorie (è una del gruppo ) al pronto soccorso dove verrà rianimata. Fuori paese visitiamo le acque termali ( aguas calientes 9 di La Calera, dove Matteo e Gianni fanno il bagno caldo in una delle vasche. La sera alla Casa Blanca di Lili mangiamo carne di alpaca alla brace, buona. Si va a nanna.

 

 

7° giorno - Il canyon del Colca

La cruz del condorFlor ci viene a prendere alle 6,30 e già si capisce che sarà una giornata tormentata: c'è una nebbia tremenda. Partiamo per l'escursione alla Valle del Colca. Lungo la strada la nebbia si dirada quanto basta per mostrarci una bella vallata attraversata dal rio Colca, molto verde, molto ben coltivata col sistema a terrazze. Abbiamo anche una fugace apparizione del vulcano Misti. La nebbia però non ci da tregua, una passeggiata di venti minuti sull'orlo del canyon sarebbe stata bellissima se avessimo potuto vedere qualcosa di più della nebbia. Così pure il celebre LA CRUZ DEL CONDOR dove il maestoso rapace delle Ande volteggia sulle teste degli increduli turisti, purtroppo ci offre tanta altra nebbia. torniamo delusi a Chivay per uno spuntino, poi c'è il viaggio a ritroso verso Arequipa. C'è un pò di avvilimento e la sensazione di aver perso del tempo. Cena al ristorante " italiano" con chiarimenti sui programmi successivi. Serata libera!

 

 

8° giorno - Arequipa -Puno

 

Monastero di S. CatilinaLa mattinata è dedicata alla visita del MONASTERIO DI SANTA CATILINA: è il famoso convento delle " monache di Monza " che avevano un appartamento ciascuna, con salottino, cucina, camera da letto, nonchè servitù e " quant'altro ". L'interno è praticamente una cittadella, così com'era nel 1700 con vicoli, cortili, chiostri, portici e piazzette, lavanderie e persino un cimitero.Girondoliamo ancora per la città, mangiamo qualcosa e aspettiamo il momento della partenza.Non abbiamo il volo, ma un trasferimento con un autobus particolare, una corriera tipo queele americane di una volta, molto alta da terra e con le balestre rinforzate perchè dovra sopportare diversi scossoni. Partiamo alle 17.  Ci vorranno 14 ore. La prima parte del viaggio non è difficile, c'è ancora luce e la strada appena fuori di Arequipe non è pessima. Ma dopo appena un'oretta la situazione appare leggermente preoccupante; cala la notte e pure la nebbia, non ci sono luci e non si vede più niente, neanche la strada che nel frattempo è scomparsa., l'asfalto ha lasciato il posto ad un sentiero sterrato, con molti sassi e molte buche, e girando la testa a sinistra uno strapiombo micidiale. Si balla un bel pò , fa freddo e nevica e.......... l'autista non chiude neppure il finestrino, perchè altrimenti si appannano i vetri. Per distrarre l'attenzione il secondo autista inserisce una video cassetta ( che guarda caso, parla di un condannato a morte ). Nel buio e fra la neve e la nebbia circostante si incrociano, sempre al pelo, altri camions e corriere e non mancano sorpassi pazzeschi e temerari. Passano così due ore , il film finisce e quasi subito la corriera si ferma per i bisogni fisiologici. Ma non si pensi di essere ad un autogrill. trattasi in realtà di uno spazio aperto, adibito all'uso. ok, uomini di qua, donne di là, fatela e fatela in fretta che si deve ripartire. Intanto il secondo autista apre il portabagagli, sotto la corriera, si sistema dentro come in una cuccetta e si chiude dentro. Si riparte e viaggiamo per altre 3 ore a velocità non elevata , ma davvero non rassicurante. Un'altra sosta a mezzanotte ad un punto di ristoro, dove chi vuole può bere qualcosa di caldo. L'igene del posto ci scoraggia alquanto dal farlo. Sentiamo freddo agli arti inferiori. Cambio guida e ripartenza. La strada è quasi sempre in salita; d'altra parte dai 2000 di Arequipa dobbiamo salire ai quasi 4000 di Puno. Il problema è sempre l'incrocio  e il sorpasso con gli altri mezzi. a volte ci tocca lo strapiombo , altre  volte la strada cè troppo stretta per due. Ricomincia a nevicare, dapprima è nevischio, ma dopo un pò è neve di brutto. Il fondo peggiora e la corriera ogni tanto slitta. nonostante tutto la maggior parte della gente dorme (forse è meglio così ) Sono le quattro quando la corriera si ferma di nuovo. Ha smesso di nevicare e noi siamo ormai delle statue di ghiaccio. Si fa giorno ed arriviamo a Juliaca. Molta gente scende, ci si può allargare un pò e fare esercizi motori per la circolazione del sangue. La strada adesso è asfaltata. Ricomincia a piovere. Arriviamo finalmente a Puno prima delle 7 sotto la pioggia.

 

 

9° giorno - Puno

Puno - Il mercatoIl corrispondente sul posto si chiama Willie, un trafficone che organizza le cose senza fare niente. Non ha agenzia, nè pulman, infatti ci viene a prendere con tre taxi per portarci all'hostal Taquile. Le nostre condizioni fisiche non sono delle migliori, dopo il viaggio testè concluso: siamo quasi tutti semicongelati, anche se qualcuno ha patito più di altri ( Vittorio ) Le condizioni mentali sono invece direttamente proporzionali alle condizioni metereologiche; e sta ancora piovendo! Anche le camere sono strette e umide . Facciamo una breve colazione nel salotto della famiglia che gestisce l'hostal e aspettiamo che smetta di piovere. Ed ecco il miracolo. Smette di piovere, il cielo si apre e spunta il sole! Così usciamo per fare due passi fino al porticciolo del lago. Facciamo un giro con il triciclo e passeggiamo fra le bancarelle del mercato. Puno si trova sulla sponda est del lago Titicaca. Non è una gran città, ma la base per tutte le escursioni, sul lago, sull'altipiano, verso La Paz: per questo ben organizzata turisticamente, con una curiosa isola pedonale tra le due piazze centrali quasi uguali, con tanti negozi, bar, ristoranti ecc. Il pomeriggio con un bel sole è dedicato alla escursione a Sullistani a 27 km. da Puno, è un'area archeologica situata in un paesaggio verde e tranquillo, sulle rive della laguna Umayo: ci sono rovine preincaiche, probabilmente cumuli funerei, in parte simili alle nuraghe sarde. C'è anche un museo. Giornata che passa stancamente in attesa di tempi migliori; anche la cena non è entusiasmante. In compenso la notte è fredda molto fredda.

 

 

10° giorno - Passaggio in Bolivia

 

frontiera fra Perù e BoliviaSveglia molto presto per poi partire alle 8; quel furbone di Willie ci viene a prendere con un pulmino ( in affitto? ) per portarci alla fermata dell'autobus che ci condurrà al confine. Ha piovuto durante la notte, ma ora è quasi sereno e tende al miglioramento. La strada costeggia il lago in direzione sud. In circa due ore siamo a Kasami, il paese di frontiera. Controllo dei passaporti, cambio di valuta poi si risale in autobus. Pochi Km ancora per giungere a copocabana , villaggio assai turistico e punto di partenza per le escursioni alle isole del Sol e della Luna. Sono le 11,45. Qui l'autobus di linea si ferma, scarichiamo i bagagli e prendiamo contatto con l'Agenzia Dianatour che ci accompagnerà per tutta la Bolivia.E' una bella giornata di sole.e vale la pena di fare una bella gita in barca: così in un'ora e mezza arriviamo all'ISLA DEL SOL. Non c'è un gran chè, una scalinata, qualche pseudo rovina inca, ma valeva la pena: ci sono colori che danno gioia alla vista, il lago sembra il mediterraneo, con la differenza che siamo a 4000 m. e sullo sfondo ci sono i ghiacciai. Ritorniamo a Capocabana saliamo sul pulmino e dirigiamo su La Paz. La prima sorpresa è una strada panoramica assolutamente moderna che costeggia il lago con un belvedere splendido. La seconda sorpresa è che c'è uno sciopero contro le linee dei bus ( a dir la verità è una sola compagnia privatizzata, in regime di monopolio, non sufficiente alla richiesta e molto cara ). Di fatto bloccano le strade e non fanno passare i bus locali. Il primo blocco a pochi Km da Copacabana. Lo passiamo facilmente perchè non danno noia ai turisti. Per strada però è un continuo di gente a piedi, fatta scendere dagli autobus.La strada ora passa per la montagna e non ci sono paesi, ci si chiede che meta abbiano questi disgraziati e dove potranno passare la notte. Vediamo gente disperata, spesso intere famiglie con bambini, che chiedono inutilmente un passaggio. Una donna cerca addirittura di fermare il pullman col proprio corpo, urlando disperata, con tre ragazzini a bordo strada. Il secondo posto di blocco è più affollato e più scalmanato. Oltre ai manifestanti ci sono anche tanti passeggeri che devono continuare il viaggio e cercano di salire. Dopo un pò ci fanno passare ma dobbiamo far salire qualcuno: sei persone salgono e ripartiamo.Ci sarà un terzo blocco più avanti ma presidiato dalla polizia. Si arriva così allo stretto di Tiquina dove dobbiamo passare dall'altra parte del lago: bus e passeggeri traghettano su diverse imbarcazioni, noi su un motoscafo e l'autobus su una chiatta. La Paz dista 102 km. e la raggiungiamo in un'ora e mezza circa, più o meno alle 20 di sera. L'arrivo è mozzafiato. E' calata la notte e noi che giungiamo dall'altipiano a quota 4000 notiamo un insolito bagliore davanti a noi. Improvvisamente compare davanti a noi un enorme catino tutto pieno di luci. E' la città., costruita tutta sulle pendici della montagna, va dai 4100 ai 3100 metri con alcuni punti a strapiombo. Al contrario delle altre città, i poveri stanno in alto, dove è più pesante vivere i signori con le loro villette vivono in basso a 3100 metri. Il centro della città è a quota 3600 e il nostro albergo, il Sagarnaga è molto vicino al centro. E' decisamente tra i migliori che abbiamo finora "visitato". Mangiamo in albergo con contorno di musiche e balli folkloristici.

 

 

11° giorno - La Paz e dintorni

Valle della lunaSi comincia con una escursione alla VALLE DELLA LUNA, organizzata dalla Dianatours con pulmino e guida molto simpatica. Scendiamo nella parte più bassa della città e appena un Km fuori c'è una zona ricca di guglie calcaree, piccoli canyon e qualche cactus. Risaliamo La Paz, attraverso dedali di stradine in salita ci dirigiamo a EL ALTO, il quartiere povero della città anche se non al livello di altre baraccopoli: è un quartiere di La Paz, ma è così enorme ( 700.000 abitanti )e in continua espansione che ha una propria municipalità. Proseguiamo verso l'alto. la nostra mete è il monte CHACALTAYA a quota 5260 m. Il sentiero è appena sufficiente per un carretto trainato da un mulo, ma noi lo percorriamo con il pulmino. Robe da brividi!. Lassù in cima siamo tra le nebbie, ma qualcuno fra i più sciroccati gradisce fare un pò di trekking. A mezzogiorno imbocchiamo la mulattiera per il ritorno. Per qualcuno è stato imperdibile, per altri potevamo stare a casa. Siamo comunque di nuovo a La Paz verso le 14 e possiamo girare per la città. Prima cosa cambiare soldi, poi spedire cartoline. Si gira in libertà: c'è chi gira per mercati e bancarelle, chi si fa le vie principali e le piazze. La Paz in sostanza è tutto un saliscendi e guai se rimani bloccato in un ingorgo; tra la rarefazione dell'aria e lo scarico delle macchine....è tutta salute!. Si gira per un paio di orette e poi si torna in albergo  per sistemare le proprie cose e per la cena. Ristorante ebraico El Lobo, molto raccomandato, fitto di turisti di ogni nazionalità. Proviamo il tanto decantato Pique a la macho, a me non piace tanto, ma Matteo ( mio figlio ) se lo pappa tutto con mucho gusto, Sara l'età?. Lunga passeggiata serale lungo la via principale per digerire la cena.

 

 

12° giorno - Il mercato delle streghe

La Paz - centro cittàHa piovuto un pò durante la notte, ma alle nove è già passato. Ciascuno per conto proprio. Matteo fa il turista solitario, Gianni,Carlo, Lucy e Mary vanno per musei, Lello e Vittorio a zonzo per la città, Beppe (che sono io ) e Simonetta per mercati. e parliamo di questo MERCATO DELLE STREGHE : occupa diverse stradine, con bancarelle e androni di case. Ci sono vecchie indie che vendono strani intrugli con poteri magici e statuine con simboli propizatori, sulle bancarelle ci sono feticci e schifezze di ogni genere. Ma lungo le vie non ci sono solo loro, perchè è tutto un susseguirsi di stoffe, indumenti di lana, borse, flauti e chincaglierie di ogni genere. E' in questo scenario che io e Simonetta passiamo la mattinata spendendo e spandendo.Più tardi incontriamo Lello e Vittorio e andiamo a mangiarci una pizza speciale da Eli's. Per fare una cosa nuova battiamo i mercati per un'altra oretta poi ci sediamo ad un tavolino di un bar per prendere fiato assieme ad un thè. carichi di articoli da regalo da poter aprire una boutique di souvenir, guadaniamo alfine l'albergo . La sera si torna al ristorante "ebreo" a spendere gli ultimi bolivianos.

 

 

13° giorno - Tiwanacu

Tiahuanako - porta del soleLasciamo La Paz alle 8 con il solito pulmino . Imbocchiamo l'autostrada in direzione sud-ovest. Prima sosta ad un paesino che ci raccontano essere la prima vera La Paz, rifondata una seconda volta dov'è adesso. Poi finalmente le rovine di Tiwanacu ( o Tiahuanaco )  Situato a 3850 m Tiahuanaco fu la capitale di uno dei grandi imperi preincaici, che ebbe il suo apogeo fra il 400 e il 700 dc e che scomparve misteriosamente verso il mille dc. Per prima cosa visitiamo il museo, poi gli scavi archeologici, tutt'ora in corso. Il tempio semisotterraneo, il tempio sopraelevato con il grande idolo di pietra e la porta del sole, la montagnola che forse nasconde una piramide tronca. dopo una breve sosta si riparte e, salvo un piccolo controllo di polizia non ci fermiamo più fino al confine con il Perù. DESAGUADERO, un nome da ricordare. Praticamente un pantano dove sguazzano decine di maiali, case semidiroccate e file di camion fermi perchè la strada è franata. Giriamo al largo e passiamo la frontiera boliviana. a piedi e con tutti i bagagli per circa 200 m. fino alla frontiera peruviana. Nuovo visto e ricarichiamo il tutto su un pulmino inviato dall'amico Willie. Il resto del viaggio scorre tranquillo, con il sole che splende. Arriviamo a Puno, al solito hostal Taquile alle 16,30 peruviane. Abbiamo il tempo per un giretto. Ci fermiamo in una specie di pub 7 discoteca dove hanno anche un paio di computer collegati ad internet, così impariamo i risultati di coppa e anche che la Oxa ha vinto Sanremo. La sera pizza e tequila.

 

 

14° giorno - Le isole galleggianti

bambini sulle isole UrosDurante la notte ha piovuto assai e anche il risveglio , circa le 6, è bagnato. La giornata prevede una escursione sul lago Titicaca e si parte nonostante la pioggia: siamo molto ottimisti. Al molo saliamo su una barca coperta, con mille assicurazioni che smetterà di piovere. Effettivamente sta piovendo , ma quando arriviamo alle isole UROS ( le isole galleggianti ) sgocciola appena. Sono isole uniche, formate da ammassi di canne di totora, fango e detriti, anche le capanne vengono costruite con le canne. mettendo i piedi sulle isole ti senti come sprofondare. Sono abitate dalle antiche popolazioni Uros, che vivono di pesca, di lavori occasionali svolti a Puno e naturalmente di quello che riescono a smerciare ai turisti che sbarcano sulle loro isole. Il tutto è molto caratteristico e vale molte fotografie. Il tempo ormai si è rimesso e quando 2 ore dopo raggiungiamo l'isola di TAQUILE fa veramente caldo, 500 gradini di pietra da salire: questo ci aspetta appena sbarcati. In cima all'isola si vede il "mare" da entrambe le parti. La guida ci dice che rimarremo lì a mangiare e ci fa le ordinazioni ( brodino di verdure e frittatina ). Si procede con la visita dell'isola, gli abitanti vivono dall'altra parte dell'isola, dove ci sono le case, i ristoranti, una piazza, una chiesetta e naturalmente abitazioni adibite per i turisti. gli uomini con costumi molto diversi da quelli fin qui visti, se ne vanno in giro sferruzzando berretti e maglioni.Un'ora di sosta e poi si riprende la strada del ritorno. Un sole che scotta, ma non dura, infatti sbarchiamo a Puno verso le 17 e piove. si tira sera, ristorante La Casona, buono...poi a nanna.

 

 

15° giorno - Cuzco

Cuzco - Plaza de ArrmasSveglia alle 6 per la solita furbata di Willie che ci viene a prendere per portarci alla stazione degli autobus, dove abbiamo i posti riservati per il trasferimento a Cuzco. Di fatto ci carica sul bus di linea, dove siamo i soli turisti , tutti gli altri sono peruviani nei loro caratteristici odori e colori. Uno in particolare ha una faccia da mafioso e distribuisce valigie nuove dappertutto sulla corriera.. Si partye abbondantemente dopo le 8 con un viaggio molto scomodo. All'inizio la corriera si fa tutte le fermate con conseguente arrembaggio dei vari "chocolo con cheso" ecc. ecc. poi una tirata fino a Juliaca. Un'altra sosta verso mezzogiorno a Sicuani, poi si va dritti verso Cuzco. Viaggio molto noioso e molto scomodo che mette a dura prova le resistenze dei nostri arti. L'ennesimo corrispondente ci aspetta con il pulmino per condurci all'hostal Orchidea Real. Sono quasi le 17. molto caratteristico, ma scomodo, sia per la posizione ( in cima ad una scalinata ) che per la disposizione delle camere ( al piano terra di fronte alla reception ) comunque è solo per stanotte, domani si cambia! . C'è chi fa un giretto di ricognizione e chi si sdraia sul letto con le ossa rotte per il viaggio. Attraversando la plaza ci rifilano decine di ingressi gratis per le varie discoteche e pub; notiamo che c'è un gran movimento. Dopo cena si fa una piccola passeggiatina per i portici del centro, pieni di mercatini.......solo un assaggino, però.

 

 

16° giorno - Sexy woman

Sacsahuamandopo colazione lasciamo i nostri bagagli nello stanzino e partiamo per l'escursione del giorno: le colline che dominano Cuzco, dove si trovano interessantissime testimonianze della civiltà inca. Sono tutte nel raggio di 10 Km e le visitiamo praticamente una dopo l'altra. La prima sosta è a PUCA : sono rovine di una piccola fortezza d'origine preincaica. Poi andiamo a TAMBO MACHAY che poteva essere una villa estiva dell'inca oppure un tempio per l'adorazione di una sorgente, infatti qui un ruscello compie alcuni balzi sulle pietre di fronte all'edificio. Segue KENKO. sono i resti di un tempio e di un anfiteatro, ricavato in un anfratto della roccia, con alcune gallerie e in alto forse un altare sacrificale. per ultimo tocca a SACSAHUAMAN ( la guida ci dice ridendo che si può pronunciare sexy woman) Qui c'è qualcosa di molto più consistente: siamo sulla collina che domina Cuzco alla periferia nord e abbiamo davanti a noi una poderosa fortezza incaica. tre giganteschi  bastioni a zig zag su tre diversi livelli corrono paralleli per 360 metri a difesa del capoluogo inca. Sono costruiti con grossi blocchi di pietra che si incastrano perfettamente fra di loro. Veramente impressionante!. Ciondoliamo ancora per un pò fra le rovine, per poi fare ritorno a Cuzco poco prima di mezzogiorno. Si procede al cambio di alloggio, questa volta tocca al Royal Palace ( nonostante il nome è sempre un hostal). Segue una buona carbonara e un buon gnocco al ragù al ristorante Alfredo. La visita di Cuzco comincia naturalmente dalla Plaza de Armas, ricavata dagli spagnoli nel cuore della capitale incas, molte chiese e palazzi sono stati costruiti sui resti degli edifici precolombiani, così la catedral sorge sulle rovine del palazzo di Viracocha, la chiesa di S. Domingo sulle mura del tempio del Sole. Altri palazzi sorgono sui resti della casa delle Vergini e del palazzo dei Serpenti. Dalla Plaza si percorrono alcune stradine strette e caratteristiche per arrivare alla piazza e chiesa di S. Blas. La strada principale si chiama avenida del Sol e il quartiere vicino al nostro hostal ha due altre chiese: S. Francisco e S. Clara. La sera ristorante e giro mondano per Cuzco di notte.

 

 

!7° giorno - El valle Sagrado

Valle SagradaSi parte per la valle Sagrada con pulmino e guida.Dopo 2 soste commerciali si arriva a PISAC . Il villaggio è dominato da montagne che conservano resti incaici. Saliamo da un versante con il pulmino per poi percorrere un sentiero, che fra alcuni spuntoni rocciosi e diversi terrazzamenti agricoli giunge alle ruinas; da una parte la zona sacra, con templi fatti con le solite pietre perfettamente levigate e al centro l'orologio solare. Dall'altra parte il pueblo, le rovine del villaggio dei contadini incas. Continuiamo tutto il camminamento che ci conduce giù fino al paese sottostante. Magnifico. Lasciato Pisac, si segue ancora il corso del rio Urubamba, si passa il paese di Urubamba e si giunge a OLLANTAYTAMBO. Qui c'è una fortezza molto imponente o almeno i suoi resti, sviluppatac questa volta in salita ( piena di scalinate strette e ripide ), con enormi blocchi di pietra in una successione di terrazzamenti e fortificazioni. Sul costone della montagna di fronte si possono riconoscere degli edifici,  forse carceri da cui i condannati a morte venivano gettati nel precipizio. Ripartiamo per CHINCHERO dove visitiamo la chisa coloniale costruita sulle rovine di un tempio inca e naturalmente il mercato domenicale. Ritornati a Cuzco, abbiamo un'oretta e mezzo di riposo prima della cena.  Cena e a riposo

 

 

18° giorno - Il camino Real

Il treno per Aguas CalientesSveglia molto presto perchè dobbiamo prendere il mitico trenino da Cuzco a Machu Picchu.  Vittorio, Simonetta efd io arriveremo  dopo circa 4 ore al capolinea di AGUAS CALIENTAES , dove andremo in albergo, in giro per i mercatini e dove dormiremo .Gli altri , i duri, percorreranno il famoso " camino real2 il trekking di due giorni che dal Km 104 della ferrovia arriva dritto al Machu Picchu. Alle 7 partiamo dunque dalla stazione di Cuzco sul famoso trenino, bisogna superare le montagne che dominano la città e il trenino sale lentamente a zig zag. la motrice tira e spinge alternativamente, cambiando direzione di marcia, sfruttando una serie di scambi delle rotaie. E noi vediamo Cuzco sempre nella solita pozizione, ma da terrazze sempre più alte. Arrivati in cima diventerà un treno come tutti gli altri salvo che ci sono turisti di tutte le nazioni e una marea di venditori di chokolo ecc.Il paesaggio ha un graduale cambiamento di vegetazione, sempre più verde, sempre più tropicale. Arrivati a Ollantaytambo la ferrovia prende a costeggiare il rio Urubamba.. 20 Km dopo siamo al famigerato Km 88 dove scendono i più temerari per il trekking di 4 giorni che sale a quota 4220 prima di ridiscendere. Ancora tre fermate per raggiungere il Km 104 della ferrovia, dove assai gasati e baldanzosi scendono gli altri componenti il gruppo per intraprendere l'impresa: la conquista del Machu Picchu percorrendo i sentieri mitici del "camino real inca"

 

 

19° giorno - Machu Picchu

Machu PicchuIo, Vittorio e Simonetta abbiamo dormito benissimo in un silenzio assoluto, ma gli altri chissa cosa staranno facendo? Lo impareremo appena ci rincontreremo. Dunque sveglia molto presto ,ci dirigiamo alla vicina stazione dove un piccolo pulmino ci porterà fino alle pendici del Machu Picchu.. Attendiamo l'arrivo dei temerari ed eccoli infatti apparire dall'alto felici di aver compiuto l'impresa. Ci ricongiungiamo all'ingresso ufficiale del Machu Picchu, e tutti insieme con una nuova guida di nome Maria alle 8,30 comincia la visita. E vai con la cultura!.Il tempio del sole, la casa dell'inca la plaza dei riti sacri, le case dei sacerdoti, il tempio del condor...attraversate ormai quasi tutte le rovine ci troviamo di fronte al Huayna Picchu e Maria chiede se qualcuno vuole salire fino lassù in cima, deve esserci un panorama stupendo. Quasi tutti decliniamo l'invito, esclusi i due uomini duri Gianni e Matteo che partono per la nuova avventura.Pomeriggio ripartiamo con il pulmino per per Aguas Calientas , liberi fino alla partenza del trenino che ci riporterà a Cuzco dove arriviamo verso le 21 circa, segue albergo e ristorante. Giornata finita? No signore. Mentre stiamo finendo di cenare, fuori dal locale scoppia una rissa furibonda tra i gestori e altre persone con lancio di pietre e bastoni, urla e intervento della polizia; intanto noi eravamo riusciti ad allontanarci passando dall'uscita delle cucine che dava sul retro del locale. Ma tutto bene quello che finisce bene, per noi!

 

 

20 giorno - Miraflores

Siamo all'aereoporto di Cuzco alle 10. Laereo decolla alle 11,30 e atterra a LIMA all'una circa. Ciao Hugo. Destinazione aquesta volta nei quartieri più belli di Lima, siamo un pò stanchi di vedere miseria.Miraflores, fa un gran caldo. Siamo alloggiati all'hotel Eiffel , subito in calzoncini e maglietta da bravi turisti balneari. Giriamo lungo il lungomare passando per un centro commerciale, mangiucchiando qualcosa; insomma facciamo i turisti con calma. La sera a passeggio per l'Avenida Larco fino al quartiere dei ristorantini . Un'altra Lima. Quasi sbronza con sangria poi a letto.

 

 

21 giorno°  - Lima - Atlanta - New York

Giornata degli aeroporti  : alle 9 partenza da Lima per arrivare ad Atlanta dopo circa 6 ore e mezza. Due ore di attesa poi nuvo volo di un'oretta circa per arrivare a New York. Fa un freddo cane e tira un vento gelido. Chi se lo aspettava? Prendiamo un taxi che ci conduce un breve tempo a Manhattan, nella quarantatreesima, all'hotel Carte, in piena Time's square, nel quartiere di Broadway....Costa un pò di più che in Perù, però va bene. Usciamo in giro per la metropoli e in cinque minuti siamo congelati, ecco perchè tutti corrono! Ci infiliamo in un Mc Donald's per mangiare sani cibi occidentali come patatine, hamburgher  e coca cola. Tentiamo ancora un giro per la sesta Avenue, curiosando per qualche negozio di souvenir, ma il freddo è troppo intenso e noi non siamo attrezzati per il polo nord. Rientriamo semi assiderati e andiamo a letto.

 

 

22° giorno - New York

New York  empire state buldingAbbiamo dormito molto bene.Vogliamo visitare Manhattan; c'è un piccolo problema: il freddo Ci vestiamo il più pesante possibile e via. Come usciamo dall'hotel siamo investiti da una violenta bufera di neve, con raffiche di vento; siamo costretti ad entrare in un grande magazzino ( Macy's ) . Nel pomeriggio tutta la comitiva , armi e bagagli in spalla si dirige verso la metropolitana per arrivare al capolinea da dove prenderemo i pulmini che ci condurranno al terminal del JFK.Infilata l'uscita giusta è il momento di separarci perchè Matteo ,io e altre due persone andremo verso Roma, mentre gli altri si imbarcheranno per Milano. Sapremo dopo da Lello che lui e sua moglie Simonetta sono rimasti a terra e che gli hanno trovato un posto dopo alcune ore, su un altro aereo,  passando per Francoforte. L'importante è che tutto sia finito bene.

 

 

23° giorno - Casa dolce casa

E' sabato 13 marzo ,finalmente mettiamo i piedi a terra, una corsa al terminal del treno e dopo 5 ore finalmente a casa.Abbiamo trascorso più di tre settimane in un altro mondo, con altre abitudini, con altri ritmi. Comunque sia andata, nonostante i disagi e le contraddizioni resta il fatto che abbiamo vissuto una avventura che "mica tutti possono" ! e per un bel pò di tempo avremo qualcosa da raccontare.Adesso siamo a casa, con un bagaglio in più e possiamo terminare dicendo: CIAO PERU' e W  L'ITALIA!

Un saluto e un ringraziamento a tutti i partecipanti al viaggio.                                                                                                     Da sinistra a destra

 in piedi:                                                                          

  Lello-Simonetta - 

Giuseppe - Luciana

Da sinistra a destra 

in basso :                                                                    

  Carlo - Matteo - 

Giovanni

 

 

 

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